Era de maggio
Prima si scioperava. Oggi si fa shopping.
Tra il passato ed il presente ci passa giusto una carta di credito.
Prima si scioperava. Oggi si fa shopping.
Tra il passato ed il presente ci passa giusto una carta di credito.
Ieri mattina ero a Capri su un sentiero panoramico alle spalle di Villa Malaparte, l'orribile struttura piazzata in uno dei luoghi più affascinanti dell'isola e costruita dallo scrittore negli anni quaranta grazie all'aiutino dell'allora Ministro degli Esteri. Tutte le informazioni sulla villa e sul giornalista le ho acquisite sul posto col sostegno di Google, Wikipedia e del mio iPhone.
La possibilità di reperire informazioni esattamente nel luogo in cui ti solletica una curiosità è ciò che ti fa percepire di essere entrati a pieno titolo in quella cosa che abbiamo sempre definito futuro.
Il fatto poi di poter spiegare, con tanto di particolari, quanto letto pochi istanti prima a chi giunge sul posto successivamente, mostrando ipocritamente una cultura che non hai, è la terribile conseguenza di questa complicità con l'internet mobile.
Ma è magnificamente divertente.
Luca Castelli su La Stampa scrive un pezzo che mette in relazione i Festival ed i social network musicali. Nella parte finale approfitta per dir male - magari a ragione - delle grosse realtà live italiane. Per incapacità degli organizzatori - dice -, per il plubbico immaturo o per la miopia degli amministratori.
E' evidente che il settore soffre di grosse difficoltà e le cause sono in buona parte ricercabili negli elementi rimarcati dal giornalista. Ma non avrei remore ad affermare come le colpe della crisi sono imputabili anche ai cachet spesso troppo alti degli artistacci pop-*, che sottovalutano la bramosia di crescere di cui soffrono appassionatamente alcune realtà medio-piccole e di cui il panorama musicale nazionale necessita, e alle agenzie degli artstuncoli indie (per costrizione e non per scelta) che appena infilano una serie di quindici date s'immaginano manager dei Beatles, pretendendo oro e riverenze da chi organizza una manifestazione.
Esistono tanti Festival locali che hanno l'urgente bisogno di amplificare la propria visibilità, che non possono recriminare nulla al proprio pubblico, di cui va fiero, né pretendere di moltiplicare il proprio impegno, già esasperato nei confronti di un ritorno economico largamente negativo. E che si augurerebbero solamente un po' di lucidità e lungimiranza da parte delle istituzioni.
Sono le realtà che nonostante tutto farciscono il programma live della penisola colmando il desiderio di buona musica dal vivo di ben oltre 75000 persone.
Quindi l'Italia non arranca. L'Italia fermenta.
Ha solo bisogno di qualcuno che se ne accorga. E che di il via al brindisi.
Il nome dell'auditorium in realtà era già un cattivo presagio.
Non c'è il link ai Feed RSS. Non si vedono i video sull'iPhone. I contenuti piacciono. A qualcuno non piacciono. Non c'è la firma di Wordpress. E i bottoni, e i link, e la grafica...
Non vorrei essere nei panni di Sofri.
Ma nonostante tutto è una gran bella sfida.
In proposito del blocco dei voli causato dall'eruzione del vulcano Eyjafjallajökul e della necessità di chiunque fosse in viaggio di cambiare i propri programmi, da suo figlio alla Merkel, mia madre ha affermato che
è come la morte. Quando è per tutti, è per tutti.
Repubblica.it cambia veste. Ma, come il Corriere, vende la prima pagina allo sponsor.